Contemporaneateatro's Blog


Domenica 29 agosto
12 agosto 2010, 08:50
Filed under: 29 AGOSTO, MUTA IMAGO, TEATRO DELUXE
  • Ore 19 FACELESS project Teatro Deluxe ex chiesa di San Lorenzo, Segni
  • Ore 21 (a+b)3 Muta imago – piazza Santa Maria, Segni

FACELESS project

Teatro Deluxe – Roma/Ravenna

h19 ex chiesa di San Lorenzo, Segni

Il progetto Faceless nasce dall’esigenza di raccontare il corpo umano e l’enorme potenziale comunicativo che esso reca con sé; come recita il titolo, l’idea è di agire per sottrazione, palesando l’assenza del volto come base per un’indagine sul movimento.

Il viso, con il proprio bagaglio di espressioni e la capacità di attrarre, da solo, l’attenzione di chi osserva, viene dunque celato; rimane il corpo. Questa “interferenza” crea delle figure stranianti. Faceless si propone anche come una riflessione sulle diverse identità che il corpo assume in relazione all’ambiente naturale e culturale in cui agisce. Il centro del progetto è, in estrema sintesi, il conflitto generato dalla giustapposizione del corpo al viso, celato-sostituito di volta in volta da simulacri del nostro esistente: parrucche, maschere, vestiti…

Autori del progetto Faceless sono Claudio Oliva (1978) e Vera Michela Suprani (1980). L’uno si occupa della parte prettamente fotografica, l’altra è interprete e sovrintende la scelta dei costumi.

Teatro Deluxe è un progetto di ricerca artistica che si dedica alla creazione di spettacoli teatrali ed alla sperimentazione video/fotografica. Rinato nel 2008 da Vera Michela Suprani e Claudio Oliva, il binomio opera attualmente fra Roma e Ravenna.

http://www.teatrodeluxe.org

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(a+b)3

Muta imago – Roma

h21 – piazza Santa Maria, Segni

Progetto e regia Claudia Sorace | Drammaturgia/Suono Riccardo Fazi | Cubo Massimo Troncanetti | Vestiti Fiamma Benvignati | Registrazioni audio Federica Giuliano | Con Riccardo Fazi, Claudia Sorace | Produzione Muta Imago 07

Una coppia d’amanti, due figurine felici che si preparano per uscire: mettono il vestito bello, i capelli hanno la piega appena fatta, un giro di perle al collo, le scarpe lucide. Si muovono rapidi, la loro danza si ferma di fronte ad uno specchio, che ne incide i nomi sulle ombre sottili. Poi arriva la guerra. Plinio il Vecchio racconta che la pittura nacque quando una ragazza ricalcò il contorno dell’ombra del suo giovane innamorato sulla parete della sua stanza. Il ragazzo sarebbe partito la mattina successiva, allora lei, la notte, tenendo la lanterna vicino al viso di lui e vedendo proiettarsi un’ombra sul muro, disegnò i contorni della sua ombra. Forse questa storia non continua come la fa continuare Plinio il Vecchio, con il padre della ragazza che realizza un ritratto d’argilla a partire dal disegno della figlia (così, si racconta, nasce la scultura).Forse questa storia continua a partire dal gesto di lei, dal tentativo di trattenere qualcosa che sfugge, che non si può afferrare. Come quando cade un oggetto qualsiasi, e stiamo per afferrarlo, la mano lo sfiora di poco, ma non si riesce a prenderlo, cade. Orfeo sta risalendo un lungo sentiero, silenzioso, scosceso, buio. Euridice lo segue, perché lui ha incantato tutti laggiù, nel regno dei morti, ed è riuscito ad ottenere in dono la possibilità di riprendersi la sua sposa. I due camminano, lui più avanti, non deve guardarla fino al ritorno in superficie, questo è il patto, e lei lo segue a qualche passo di distanza. Orfeo si gira, lei cade indietro, tende le braccia, cerca di abbracciarlo, ma non afferra nulla se non l’inconsistente aria. Euridice torna ombra, corpo senza peso, forse il ricordo di ciò che era stata in terra. Questi due gesti nascono dalla stessa necessità, ma non c’è consolazione in nessuno dei due. L’immagine che rimane sul muro non dà pace quando manca il corpo che l’ha generata. L’ombra ha trasportato il viso di lui sulla parete, ma l’ombra è falsa, inganna e confonde. Euridice abbraccia l’aria, dimenando le braccia, che finiscono per richiudersi su lei stessa. Anche lei vuole trattenere, afferrare, fermare, ma il suo movimento non trova un corpo, continua ad annaspare le braccia nel vuoto senza arrivare a qualcosa che fermi il suo cercare. Questi gesti raccontano l’eterna ricerca di un’assenza e il tentativo di tracciare un confine che possa sancire una presenza. Claudia Sorace

Il gruppo Muta Imago nasce a Roma nel 2004 dall’incontro tra Riccardo Fazi, drammaturgo, Claudia Sorace, regista, Massimo Troncanetti, scenografo. Dal 2006 collabora con l’attore Glen Blackhall. Partendo dalla provocazione della materia il gruppo riflette sulla possibilità di approfondire e dilatare i varchi spaziali e di senso rintracciabili nella realtà. Per far affiorare storie e momenti che permettano di ricostruire un’ unitarietà perduta, quella che si può trovare ancora nell’essere umano.

http://www.mutaimago.com

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Mercoledì 1 settembre
12 agosto 2010, 08:40
Filed under: 1 SETTEMBRE, TEATRO STUDIO PRECARIO, ULDERICO PESCE

ATT.NE per motivi indipendenti dalla ns volontà lo spettacolo ” Asso di Monnezza ” di Ulderico Pesce è stato annullato.

Asso di Monnezza

Ulderico Pesce  – Basilicata

h19Colleferro

Coprodotto da Legambiente e dal Teatro dei Filodrammatici di Milano

Asso di Monnezza: i traffici illeciti di rifiuti in Italia, racconta i traffici illeciti dei rifiuti urbani e soprattutto di quelli industriali, che attanagliano l’Italia tanto da far dire che il vero asso nella manica è “quello di monnezza”, vale a dire che l’immondizia smaltita illegalmente offre una grande possibilità di arricchimento soprattutto alla malavita. E’ la storia di Marietta e della sua famiglia. Marietta è nata nella periferia di Napoli, a Pianura. Il balcone della sua casa si affaccia su una discarica di “monnezza” dove da 40 anni sono state sversate tonnellate di rifiuti, tra i quali 1000 tonnellate di liquidi chimici pericolosissimi provenienti dall’Acna di Cencio. Nata in una famiglia poverissima il suo primo giocattolo l’ha trovato proprio in questa discarica: una bambolina spelacchiata che ancora conserva; ma la discarica e i suoi fumi tossici le ha portato via tutta la famiglia, i genitori e una sorella stroncati da tumori. Rimasta sola Marietta si sposa con Nicola e va ad abitare in una masseria agricola a Giugliano, alle porte di Napoli, dove presto arriverà un’altra discarica: dove arriva Marietta arrivano le discariche. Marietta è marchiata dalla “monnezza” pertanto la odia ma, dopo un viaggio fatto a casa della sorella Marisa, nel quartiere Colli Aniene di Roma, dove si fa la raccolta differenziata porta a porta, e dove i rifiuti vengono riciclati, cambia vita. Torna a Giugliano, che come sempre è sommersa dai rifiuti e cerca, invano, di convincere le autorità a praticare gli stessi metodi scoperti nel quartiere di Roma. Nulla potendo comincia a praticare la raccolta differenziata porta a porta in assoluta autonomia e grazie all’aiuto dei figli Antonio e Vincenzo. Se Marietta e i figli raccolgono l’immondizia il marito Nicola e l’altro figlio Cristian la “nascondono”, nel senso che sono due malavitosi che smaltiscono, in cambio di molti quattrini, rifiuti industriali pericolosissimi provenienti dal Nord che loro gettano nel mare, nei fiumi, in discariche o direttamente sulla terra agricola. Il conflitto tra Marietta e il marito Nicola diventa il conflitto tra due modi di concepire l’ambiente la legalità e la vita in genere.

http://www.uldericopesce.it

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ATT.NE per motivi indipendenti dalla ns volontà lo spettacolo ” Una notte in Italia” di Teatro Studio Precario è stato annullato.

Una notte in Italia

Teatro Studio Precario

h21 Piazza dell’ Assunzione, Gavignano

Una Notte in Italia si ispira alla rielaborazione di una frase del Signor G di Giorgio Gaber:

Mio padre mi ha portato qui e mi ha detto: “Guarda! Un giorno tutto questo sarà tuo!”

Ora ho portato qui mio figlio e gli ho detto: “Guarda….” Basta.

Mio padre mi ha portato qui e mi ha detto: “Guarda! Un giorno tutto questo sarà tuo!”
Ora ho portato qui mio figlio e gli ho detto: “Guarda….” Basta.

Una notte in Italia propone l’incontro tra un passato dimenticato e fiero e un presente disincantato e ingenuo. Due attori e un musicista raccontano sul palco il tentativo di un dialogo curioso e di uno scontro grottesco tra due momenti della storia italiana in cui è avvenuta la grande trasformazione: da terra di emigrazione a terra di immigrazione. Storie, storielle e drammi si accavallano tra canzoni e danze per non lasciare nulla di intentato, nella volontà di capirsi e di spiegarsi.


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Giovedì 2 settembre
12 agosto 2010, 08:39
Filed under: 2 SETTEMBRE, ORTHOGRAPHE, SOGGETTO21 TEATRO

Capanno Culturale, Segni:

  • Ore 21 – Controllo remoto – Orthographe
  • Ore 23 – Gertrude I/III – YORICK PREQUEL – Soggetto21 Teatro

Controllo remoto

Orthographe – Ravenna

h21 –  Capanno Culturale, Segni

progetto Orthographe
regia e soggetto Alessandro Panzavolta
ambientazione sonora Lorenzo Senni
consulente alla fotografia Cesare Fabbri
elettronica tecnica e scenografie Marco Amadori
audio/video software Michele Verità
tecnici in scena Marco Amadori, Angela Longo
responsabile di produzione Alessandra Simeoni | Inteatro
produzione Inteatro, Orthographe, Productiehuis Rotterdam / Rotterdamse Schouwburg/con il supporto di ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione

Controllo remoto è un paesaggio in continua metamorfosi, un diaporama di scenari bellici che muove i primi passi dai diorami teatrali del XIX secolo per deflagrare nella fantasmagoria bellica e cinematografica che si rivela alle masse a partire e durante i conflitti mondiali del XX secolo. La rappresentazione della guerra nei media e il teatro delle operazioni belliche tendono sempre più a confondersi nei loro contorni, il montaggio che ne segue allude ad una forma di spettacolo totale dove la rappresentazione della realtà precede la realtà stessa sostituendosi ad essa.

“Se per Paul Virilio non vi è guerra senza rappresentazione, né armi sofisticate senza mistificazione psicologica, ecco che le armi non sono solo strumenti di distruzione, ma anche strumenti di percezione dal momento che guerra, cinema e informazione sono ormai virtualmente indistinguibili. L’arma del teatro ha sostituito il teatro delle operazioni. Controllo Remoto esibisce il funzionamento intimo, tecnico e ideologico delle immagini (di guerra) che allarga lo sguardo sulle proprie possibilità, come se spettasse alle immagini il potere specifico di rendere visibile ciò che la storia genera al di là di se stessa. Le immagini e il loro ritmo bellico interrogano allora il destino, nel senso freudiano di “destino” delle pulsioni. Non è forse il destino ciò che la storia genera al di là di se stessa, ciò che lo vincola a un passato di cui non ha memoria e a un futuro che è a venire?” (Piesandra Di Matteo)

Orthographe (Alessandro Panzavolta, Forlì 1975 / Angela Longo, Ravenna 1978) nasce nel 2004 a Ravenna. Fin dall’inizio sono impegnati nella creazione di lavori in cui le arti visive, performative e teatrali si intrecciano e combinano.  La poetica del gruppo si enuncia come una sottrazione di gesti, di operazioni e di parole alle pratiche artistiche contemporanee e storiche, per poter consegnare alla prassi  che ne scaturisce la possibilità del non fare piuttosto che del fare.Orthographe collabora dal 2007 con il musicista  Lorenzo Senni (Erinnerung, Controllo Remoto, Fuoco Bianco Su Fuoco Nero, Un posto sulla TerraSopravvivenze) e il fotografo Cesare Fabbri (ErinnerungUn posto sulla Terra, Sopravvivenze, Controllo Remoto).

www.orthographe.it

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YORICK   PREQUEL

Soggetto21 Teatro – Bologna

h23 – Capanno Culturale, Segni

Ispirato con aggiunte ad Amleto di W. Shakespeare/ CON STEFANO CAVEDONI E SIMONETTA VENUTRINI/MUSICHE ORIGINALI: L’ISTRICE/DISEGNO LUCI: ANDREA VALENTINI/RISORSE CREATIVE: STEFANO “SBARBO” CAVEDONI/TESTO, CONCEZIONE SCENE, COSTUMI E REGIA: SIMONETTA VENTURINI/Una produzione  Soggetto21 Teatro

Ispirato con aggiunte ad Amleto di W. Shakespeare prima nazionale

…oppure tutti gli uomini sono mortali, oppure l’uomo il cui nome è pronunciato resta in vita.

“Questo lavoro ha molti segreti, e alcuni di questi si rischia ogni giorno di perderli, come un iceberg che si scioglie e perde un pezzo. Riuscire a conservarne la bianchezza. Questo lavoro è una tela bianca che viene dipinta di fronte al pubblico; non la mostra di un quadro già finito. E’ selvaggio. E’ primordiale…dipende da chi lo fa… “(A. Picchi).

Chi è Yorick? Un giullare. Un buffone, uno che sapeva ridere. Un gentiluomo alla corte di Elsinore, città situata sulla costa nord-est dell’isola di Sjælland in Danimarca. Un posto lontano. Un uomo con due facce, una per il tempo pubblico, l’altra per il tempo privato, ma come tutti in fondo. I giorni furono tanti e si susseguirono tranne uno, il giorno in cui il suo vecchio re,  Amleto, combattè contro Fortebraccio una vera battaglia antica, mentre nello stesso giorno il giovane principe Amleto veniva alla luce. È notte, fà freddo e c’è anche paura. Mentre si muore ci si racconta. Il giullare è con la regina che non ride mentre si tiene una pancia che può ascoltare. Una attesa terribile. Un tempo sospeso. Un’angoscia che attanaglia.  Ma allegri, altro che, bisogna stare su poiché una donna partorisce libera ma fra poco potrà anche essere schiava, ma allora meglio serva o forse puttana. Meglio morta dice Yorick. Certo, Fortebraccio di Norvegia il nemico potrebbe arrivare trionfante e fare di lei la sposa nuova del regno, mentre in lei regina il regno rinasce e mentre Yorick servo rinasce servo di un servo…Poi passerà un tempo veloce nelle teste di tutti. Chi è Gertrude?. Gertrude Queen of Denmark o la regina-deserta o solo la donna che ne porta il nome. Madre and Mother to Hamlet. Nel regno di Claudio consorte. E’ una regina prima di morire. Claudio è fratello del Vecchio re Amleto. Lo uccide per prenderne scettro, regno e regina. E passano solo manciate di mesi quando Gertrude si trova alla fine della propria vita per avvelenamento. Una banale fatalità. Il nuovo re desidera sbarazzarsi anche del principe. Ma a volte i destini si intrecciano un po’ come capita. E mentre corre veloce il veleno nelle vene di lei, scorrono attimi e ricordi con lucidità sorprendente. Troppo poco tempo rimane per troppe parole e alcune chirurgiche affermazioni. Ha commento per tutti gli uomini e le donne del regno, Lei , traendo i nemici dagli amici, dai bastardi e dagli usurpatori, tra le canaglie addita traditori e traditi fra portatori di luce che tacciono sempre. La corte è riunita. Ci sono tutti. O quelli rimasti. Tutto in una notte. Era la resa dei conti. Si faccia molta luce intorno affinché si rivelino tutti.

Soggetto21 Teatro è fondata con l’intento di mantenere compatte le energie di persone che autonomamente lavorano da anni nel campo delle arti teatrali e musicali e della ricerca sia in territorio nazionale che internazionale.Lo spettacolo Gertrude, è il primo lavoro firmato dalla compagnia. Intento della compagnia è riunire le idee e le esperienze in linguaggi plurimi con l’impulso di creare condizioni tali da proporre la propria pratica teatrale in dialogo.

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Venerdì 3 settembre
12 agosto 2010, 08:20
Filed under: 3 settembre, FANNY & ALEXANDER, GABRIELLA MAIORINO

Per il Capanno Culturale è disponibile un servizio di navetta gratuito dal Punto Informativo di piazza Cesare Battisti, Segni. Orari >Andata: 20.00 – 20.30 – 20.45 – 21.00 <Ritorno: 22.30 – 00.15.

Doppio appuntamento con Fanny & Alexander:

  • Ore 18 HIM Fanny & Alexander – Sala SocioCulturale, Segni
  • Ore 21 WEST Fanny & AlexanderCapanno Culturale, Segni
  • Ore 23 PRAYERS Gabriella Maiorino e Simone Giacomini – Capanno Culturale, Segni

HIM

FANNY & ALEXANDER (Ravenna)

h18 – Sala SocioCulturale, Segni

produzione Fanny & Alexander/con Marco Cavalcoli/drammaturgia Chiara Lagani/regia Luigi de Angelis/promozione Valentina Ciampi e Marco Molduzzi/ufficio stampa Marco Molduzzi/logistica Sergio Carioli/amministrazione Marco Cavalcoli e Antonietta Sciancalepore/si ringrazia Teatrino Clandestino

«E la voce?». Chiese la bambina.
«Oh, io sono ventriloquo», disse l’omino, «e posso fare uscire il suono della mia voce da dove voglio; per questo hai creduto che venisse fuori dalla testa. E adesso vi mostrerò le altre cose che ho adoperato per ingannarvi…»
F. L. Baum, Il Meraviglioso Mago di Oz

Malgrado la durezza e la crudeltà che mi è sembrato di vedere nel suo viso, ho avuto l’impressione che davanti a me ci fosse un uomo di cui ci si poteva fidare, una volta che avesse dato la sua parola. Dal discorso di N. Chamberlain alla Camera dei Comuni, 28 settembre 1938

Forse delle immagini mi affascina proprio la possibilità di non controllarle mai fino in fondo. Non so esattamente perché, ma mi sembra sempre che le immagini non appartengano mai a nessuno e che invece siano lì, a disposizione di tutti. Maurizio Cattelan, Lectio magistralis

Al termine della sua famosa storia Dorothy giunge a Oz e, in procinto di essere esaudita, scopre che il suo mago è un falso mago e un vero artista: un ventriloquo, esperto d’aria e mongolfiere, di illusioni e altre cose inesistenti. Le alterne sembianze del mago – la grande testa, la bella dama, la bestia feroce – si rivelano fittizie e mendaci. Ma erano davvero un inganno? Se si volesse dar un volto a questo mago, concedere un’apparenza istantanea al suo smascheramento, forse più che un’immagine occorrerebbe una lacuna, una traccia, un lembo del suo possibile e misterioso aspetto. Quest’istantanea, però, sarebbe lunga quanto la storia che l’ha prodotta, o che dall’immagine si è generata, lunga quanto il racconto intero che le è sigillo e che lei sigilla. Il Mago, protagonista indiscusso della storia, artefice dell’inganno e della realtà dell’opera, ne è forse il primo e solo committente: inginocchiato, crudele e devoto, esile figurina desunta dalle pale di un altare barocco, spettro tridimensionale rubato alla storia o alla storia dell’arte, statuetta ambigua sottratta a un più maestoso, ma invisibile, monumento civile. Su un grande schermo approntato su palco è proiettato un film su Il Mago di Oz. Al di sotto, al centro della scena, la figura di un piccolo dittatore-direttore d’orchestra, ossessionato dal film, del quale esegue senza tregua il doppiaggio, arrogandosi tutti i ruoli e, di più, l’intera parte audio: voci, musiche, suoni e rumori. La comicità scaturisce  proprio dall’impossibilità di poter doppiare effettivamente tutto e quindi dalla necessità di selezionare, volta a volta, le parti e i punti a cui dare voce. E‘ come se il piccolo dittatore-direttore fosse „parlato“ dal film. Egli adatta ai propri toni una differente modalità per ognuno dei personaggi e degli eventi del film, in un’esilarante miscela performativa che da un lato esalta il susseguirsi della narrazione del film, dei colpi di scena, delle battute, mentre dall’altro vi aggiunge la vitalità che è caratteristica dei modi e dei ritmi propri del teatro.

WEST

FANNY & ALEXANDER (Ravenna)

h21 – Capanno Culturale, Segni

produzione Fanny & Alexander, Festival delle Colline Torinesi/ideazione Luigi de Angelis e Chiara Lagani/dj-set Mirto Baliani/drammaturgia Chiara Lagani/testi Chiara Lagani e Francesca Mazza/costumi Chiara Lagani e Sofia Vannini/regia, spazio scenico Luigi de Angelis/con Francesca Mazza/persuasori occulti Marco Cavalcoli e Chiara Lagani/realizzazione scenotecnica Nicola Fagnani (Atelier OperaOvunque) con Giovanni Cavalcoli e Simonetta Venturini/sartoria Marta Benini/promozione e ufficio stampa Valentina Ciampi e Marco Molduzzi/logistica Sergio Carioli/amministrazione Marco Cavalcoli e Debora Pazienza
si ringraziano Ravenna Teatro – Teatro delle Albe, Davide Sacco.

“West” è l’estremo dei punti cardinali della storia del Mago di Oz. Lo spettatore sarà “imprigionato” assieme a Dorothy da una strana forma di incantesimo, una trappola del linguaggio capace di sospendere a tratti la facoltà di esprimere un giudizio, la possibilità di compiere delle scelte, dire sì o no alle cose che saranno proposte. Il lavoro, incentrato sulle tecniche della manipolazione sottile del linguaggio pubblicitario, intersecherà motivi mitici a motivi legati alla contemporaneità, alla cronaca e ai grandi emblemi dell’occidente. Lo spettatore è qui un consumatore, oggetto di stimoli continui, soggetto alle trame sottili di una persuasione occulta ai suoi danni continuamente perpetrata, prigioniero e allo stesso tempo potenziale scardinatore della gabbia in cui è stato calato: scendere vigilmente nel pozzo profondo in cui precipita la truccatura della “strega”, le sofisticate tecniche della comunicazione massmediatica, vuol dire assumersi l’impresa della risalita, e al contempo il rischio del non ritorno. “West” sarà una sorta di parabola contradditoria, una metafora dell’immaginario contemporaneo e delle sue derive, del potere che le immagini hanno su di noi. Sullo sfondo l‘Occidente e i suoi simboli, e il corpo martoriato eppure incredibilmente “normale” della nostra società.

http://www.fannyalexander.org

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Prayers

GABRIELLA MAIORINO e SIMONE GIACOMINI (Amsterdam)

h23 – Capanno Culturale, Segni

Coreografia e danza: Gabriella Maiorino/Musica: Simone Giacomini/Light design: Vinny Jones / Wijnand Moeken /Consulenza: Helen Pokrovskaja/Co-produzione di DansWerkplaats Amsterdam (NL) e Devir-CAPA, Faro (Portogallo)/Premiere in novembre ’08 nel Cadance Festival a L’Aia (NL), performances  in Italia, Portogallo, Polonia e  Olanda.

Prayers, lavoro di danza, musica e luce, è  un flusso continuo di sensazioni, emozioni, suoni, atmosfere, desideri, sogni, fragilita’ e movimento. Lo spettacolo contiene il doppio sforzo di elevare e  nel contempo scavare nel profondo, mettendo insieme assoluta trasparenza e carnalità sensuale; indica uno sforzo, un movimento verso  “l’altro da qui ed ora” che contiene il costante struggimento di vivere una vita reale e crea  nuove dimensioni  immaginarie che abbandonano la consistenza della realtà e approdano alla magia del non detto. Prayers è anche un viaggio intimo nel mondo spirituale ed interiore  degli artisti. Dopo l’acclamato e visionario  ZOO, Maiorino e Giacomini  riportano i loro linguaggi, movimento e suono, alla pura fonte originaria, ponendosi al di là e contro l’eccessivo uso di qualsiasi concettualismo, e l’abuso di burocrazia nel mondo dell’arte. Abbandonano tutte le convenzioni e le aspettative che circondano una performance di danza moderna, e tornano radicalmente all’istinto e all’emozione del subconscio, al potere evocativo della relazione tra il suono dal vivo e  il corpo in movimento, attraversando un paesaggio emotivo vibrante. Drammaturgia, messa in scena, e concettualizzazione sono ridotte al minimo, lasciando cosi pieno spazio all’esperienza emotiva piena e diretta della performance, abdicando al percorso della logica e del concetto.

“Bellissimo duetto di Maiorino e Giacomini…..” (Volkskrant, 11 nov 08, by Annette Embrechts and Mirjam van der Linden)

“…una coreografia piena di grazia e nel contempo carica di sensualità…uno spettacolo fortemente emotivo e duplice: solenne e sacro e materico insieme….meravigliosamente supportato dalla musica aerea e misteriosa di Simone Giacomini” (Massimo Gradia, PIM spazio scenico, March 2009, Milano, Italy)

Gabriella Maiorino diplomata alla School for New Dance Development of Amsterdam nel 2002, ha, oltre ad un’ampia formazione di danza (moderna, contemporanea, classica, contact, improvvisazione, coreografia etc) una formazione in filosofia in musica e ginnastica artistica. Lavora come coreografa indipendente supportata dalla citta’ di Amsterdam e da diverse case di produzione Olandesi ed Europee, come performer ed insegnante in tutta Europa. I suoi lavori (ultimi ZOO e ANARCHISTAS, TRILOGIA del DESIDERIO, IOVIODIO) hanno riscosso grandi riconoscimenti di pubblico e critica in teatri e festival in Olanda, Italia, Germania, Portogallo, Spagna, Norvegia, Belgio, Inghilterra, Polonia ed altre nazioni Europee. Con Anarchistas ha vinto il concorso satelliti, promosso da sostapalmizi network e junge hunde net; con ZOO e’ stata scelta tra 300 coreografie in tutta Europa come una delle migliori coreografie del 2006. Il lavoro di Gabriella e’ riconosciuto come intenso, molto fisico ed insieme  visionario, anti-formale, di impatto, innovativo e carnale.

Simone Giacomini musicista e  compositore ha studiato pianoforte nei conservatori di Roma, Latina e Frosinone e  musica e composizione nella Accademia Filarmonica di Bologna. Suona anche la chitarra, musica elettronica e canta. Dal 2004 collabora con la coreografa Gabriella Maiorino per i pezzi di danza Scarti (2004), ANARCHISTAS (2005), ZOO (2.006-8), CRUEL (2007), PRAYERS (2008), KUNIKULI (2009) e Underground (2009) prodotto da  istituzioni italiane e olandesi ed eseguito più volte in teatri e festival in tutta Europa.

http://www.gabriellamaiorino.net

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Sabato 4 settembre
12 agosto 2010, 08:20
Filed under: 4 SETTEMBRE, LISA FERLAZZO NATOLI, TONY CLIFTON CRICUS

CISTERNA ROMANA, SEGNI:

  • Ore 21 Les Adieux, parole salvate alle fiamme – Lisa Ferlazzo Natoli e Gianluca Ruggeri
  • Ore 23 Rubbish Rubitt – Tony Clifton Circus

Les Adieux, parole salvate alle fiamme

Blok, Pasternak, Esein, Majakovskij, concerto per quattro poeti

LISA FERLAZZO NATOLI e GIANLUCA RUGGERI (Roma)

h21 Cisterna Romana, Segni

ideazione/Lisa Ferlazzo Natoli e Gianluca Ruggeri/regia e voce recitante Lisa Ferlazzo Natoli/direzione musicale e percussioni Gianluca Ruggeri/assistenza al progetto Alice Palazzi/immagini Maddalena Parise.

“E solo dalle voci capiremo quali lotte, lì, quali ferite…” Osip Maendel’stam

Come uccellacci in volo, abbiamo girato sui versi e sulle biografie, per gettarci poi in picchiata su ciò che aveva attratto il nostro sguardo: una cadenza, un movimento precoce e vitale proprio nell’ultima parte delle loro esistenze, e che grazie alla poesia ha conservato integra una casa, un profondo e radicatissimo senso dell’anima, di una resistenza e della propria terra.  In quel passaggio da un’epoca all’altra che è stata la Rivoluzione d’Ottobre, nel mezzo di un mondo del prima e uno del dopo – c’è come una mutazione che getta nuove fondamenta sulle macerie della Grande Russia, un sentore d’avvenire, e sotto già una contraddizione, una faglia da cui risalgono radici antiche. Abbiamo immaginato una sorta di quadrilatero : memoria e phonè, l’impronta di uno spirito e la direzione tempestosa di versi e vita che li ha condotti alla fine. La partitura andrà verso un abbandono – Les Adieux, appunto – movimento, progressione d’astrazione sulla materia e sulla terra, da paesaggi familiari a territori ignoti, per poi tornare al solo congedo possible, quello di una parola che è casa, anzi casa madre, quella del finale di Nostalghia.

Lisa Ferlazzo Natoli – attrice e regista –  si forma tra la Royal Academy of Dramatic Arts e maestri quali Leo De Berardinis, Luca Ronconi, Carmelo Bene, Merce Cunningham, Thrisha Brown, Michiko Hirayama, Malou Airaudo.  Come interprete ha lavorato, tra gli altri, con Lisi Natoli, Leo De Berardinis, Carmelo Bene, Mario Martone, Fabrizio Monteve

Gianluca Ruggeri percussionista, direttore e compositore. Dal 1981 ha incentrato il suo lavoro sul repertorio solistico e cameristico contemporaneo approfondendo, da un lato, la ricerca elettro-acustica attraverso opere di autori quali K.Stockhausen, B.Truax, Y.Taira, H.W.Henze, dall’altro, la ricerca sui materiali sonori concreti e la “performance” attraverso opere di autori quali J.Cage, G.Battistelli, L.Hiller, V.Heyn, L.Berio ed altri.

http://lisaferlazzonatoli.blogspot.com

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Rubbish Rabbit

TONY CLIFTON CIRCUS (Roma)

h23 Cisterna Romana, Segni

da un’idea di Nicola Danesi de Luca e Iacopo Fulgi

con Stefano Cenci, Iacopo Fulgi, Enzo Palazzoni

Abbiamo vissuto per anni facendo ridere le persone e ci è sempre sembrato il lavoro più bello che potessimo fare…Noi ci divertivamo, le persone che ci incontravano si divertivano e per di più eravamo pagati. Poi abbiamo cominciato a non divertirci più, essere clown è diventato mestiere, un lavoro come un altro ed è stato inevitabile chiederci… PERCHE’ CONTINUIAMO??? La nostra frustrazione è aumentata nel vedere che per gli altri, il pubblico, gli organizzatori, i colleghi… andava tutto bene! Tutto bene… i vecchi trucchi, le vecchie magie, le vecchie battute, le routine ripetute migliaia di volte…E poi, è assurdo chiedere ad un clown sicurezza…un clown non è un orsacchiotto di peluche…un clown è un pazzo, un diverso, un libero. Questo può regalare, o meglio vendere, pazzia, diversità, libertà. Così cerchiamo di essere in Rubbish Rabbit pazzi, diversi, liberi. In questa ansia di cambiare abbiamo trovato, del tutto inconsciamente, dei modelli eccezionali: i bambini. Loro sono pazzi, diversi, liberi, almeno prima di essere trasformati in piccoli e stressati consumatori teledipendenti.E cosa fanno i bambini se lasciati soli: casino, rumore, distruzione. Ecco, si… nel nostro spettacolo questo vogliamo: essere bambini… fare quello che ci passa per la testa senza preoccuparci del perché!!! Per questo in Rubbish Rabbit rompiamo la maggior parte delle cose che ci passano per le mani, ci spariamo, ci buttiamo per terra, balliamo, facciamo la lotta con il nostro peluche gigante… semplicemente perché è la cosa che ci fa divertire di più, e state certi… vedercelo fare non sarà per nulla rassicurante.

Nato nel 2001 il Tony Clifton Circus vuole essere un’insegna luminosa, con lampadine colorate e ad intermittenza, utile a segnalare la presenza di qualcosa di inatteso. Il progetto Tony Clifton Circus nasce da una causa scatenante, l’incontro con Anthony Jerome Clifton, un artista più o meno sconosciuto, italoamericano, la cui estetica può ridursi a quattro parole “la vita è strana”. La formazione di questo “Circo dell’anomalia” è responsabilità di Nicola Danesi de Luca e Iacopo Fulgi, due clown molto diversi tra loro.

http://www.tonycliftoncircus.com

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Domenica 5 settembre
9 agosto 2010, 23:40
Filed under: 5 SETTEMBRE, MICHELA MINGUZZI & ALDO BECCA, SANTASANGRE

Per il Capanno Culturale è disponibile un servizio di navetta gratuito dal Punto Informativo di piazza Cesare Battisti, Segni. Orari > Andata: 20.00 – 20.30 – 20.45 – 21.00 <Ritorno: 22.30 – 00.15.

CAPANNO CULTURALE, SEGNI:

  • Ore 21 Seigradi_concerto per voce e musiche sintetiche – Santasangre
  • Ore 23 Playing Puppets – Michela Minguzzi & Aldo Becca

Seigradi_concerto per voce e musiche sintetiche

SANTASANGRE (Roma)

h21 Capanno Culturale, Segni

Molte sono le teorie per le quali si prevede un disastro ambientale nel nostro futuro, ma comune è   l’idea che l’elevata emissione di CO2 nell’atmosfera comporti l’aumento dell’effetto serra e dell’assorbimento dei raggi solari da parte del suolo. Aumenta cosi’ il surriscaldamento  globale della terra con conseguente rischio di inondazioni e desertificazione.L’acqua, quindi, come protagonista assoluta all’interno del processo che sta scardinando il nostro ecosistema.Una storia, quella di un cammino percorso nell’acqua e nella sua assenza. Una riflessione personale sulla straordinaria bellezza e forza di questo elemento attraverso la musica, l’immagine, il canto e il corpo. Il percorso tentato è un ritorno alla sintesi  tra corpo, voce, suoni e ambienti virtuali. E’ un esperimento coreo-sonoro in cui fonti luminose, immagini olografiche, suoni campionati in tempo reale, rendono il luogo della scena una lanterna magica di grandi dimensioni. La scena viene proposta come un organismo sonoro e visivo auto-produttivo, in esso infatti proliferano e si generano suoni-visioni-azioni a partire dalle risorse interne allo spazio stesso. La linea drammaturgica dello spettacolo segue la suddivisione dei 4 movimenti (intesi come fasi di cambiamento) propri della struttura sinfonica operistica, mentre l’elaborazione  video 3d del gesto e sonora del  vocalizzo insieme ai suoni concreti degli elementi naturali producono la struttura armonica del discorso. I contenuti invece sono affidati alle 4 fasi del divenire che Aristotele sostiene nel “primo libro di fisica”.

Santasangre è un progetto di ricerca artistica che nasce a Roma alla fine del 2001 dall’incontro di Diana Arbib, Luca Brinchi, Maria Carmela Milano, Pasquale Tricoci.  nel 2004, con l’ingresso di Dario Salvagnini e Roberta Zanardo, raggiungono la formazione attuale. Espressione di un collettivo artistico eterogeneo per formazione e personalità, i Santasangre iniziano il loro percorso mettendo insieme quello che rappresentava la formazione di ognuno: la body art, il linguaggio video, le installazioni meccaniche e sonore. In risposta all’esigenza di un silenzio e di un vuoto più profondo da occupare, spostano il loro lavoro all’interno del luogo teatro. E’ qui che si realizza in maniera più concreta il progetto di ricerca artistica direzionato verso la possibile frattura linguistica e formale. La necessità che diviene il motore del lavoro dei Santasangre si sottrae a ogni settorialità, all’esperienza complementare per concretizzarsi in un azzardo di linguaggi ampliati e sincretici,  in cui i processi di contaminazione avvengono lungo un asse trasversale capace di toccare i più significativi linguaggi artistici e performativi come il video, la musica, il corpo e l’estetica degli ambienti. La linea che sempre distingue la progettualità dei Santasangre si articola in una direzione di interferenza con il presente attraverso le infinite possibilità che il linguaggio artistico possiede. In tutti i lavori fin qui realizzati parallelamente all’ibridazione linguistica, i Santasangre indagano sulla materia corpo attraverso le sue infinite declinazioni.

http://www.santasangre.net

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PLAYING PUPPETS

Michela Minguzzi & Aldo Becca – Ravenna

h23 – Capanno Culturale, Segni

ALDO BECCA, pennello sonoro
MICHELA MINGUZZI, danza
ELENA CASADEI, supervisione

Playing Puppets esprime la tendenza dell’arte contemporanea a misconoscere impegno politico e sociale. L’artista/spettatore si oggettiva per mirare il proprio assoggettamento a un’economia della comunicazione arbitraria e totalizzante. Risultato è una serializzazione performativa dell’identità individuale. La ricerca è svuotata, in favore di un utilizzo pronto all’uso della forma spettacolarizzata. Quel che rimane dell’arte è un mestiere precario, inevolvibile, al servizio dell’intrattenimento e della sopravvivenza delle subordinazioni sistemiche. All’epoca della Grecia ellenistica la Musica era “l’Arte delle Muse”; le varie discipline artistiche, oggi distinte in categorie, convivevano naturalmente con la Musica. Playing Puppets tenta di ricreare l’antica armonia tra le Muse, un nuovo esperanto tra Musica, Arti Visive, Danza, Teatro.
Michela Minguzzi esordisce come ginnasta, poi studia danza classica infine approda alla danza contemporanea. Nel 2006, si diploma  presso l’accademia di danza e coreografia ArtEz  Hogeschool  Voor De Kunsten (Arnhem-Olanda). Attualmente collabora con la prestigiosa Compagnia Danza di Virgilio Sieni e prosegue la sua ricerca coreografica autoriale  indipendente.
Aldo Becca – musicista, produttore e artista intermediale- ha inventato un pennello sonoro il cui tratto dipinto, sfiorandolo, produce suono. Ha collaborato con svariati artisti italiani e stranieri, concentrando il suo lavoro sulle contaminazioni tra le forme espressive e performative, dove elemento, strumento e movimento, determinano di volta in volta una ricerca e un percorso di realizzazione differente, al confine tra i lessici della parola, del colore, del suono e del segno.



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MOSTRE & EVENTI
9 agosto 2010, 13:28
Filed under: MOSTRE & EVENTI

27 e 28 agosto _SAGRA DEL GUSTO via San Vitaliano, Comune di Segni

mostra - Ricordati del volo, l'uccello è mortale -

dal 2  al 15 settembre

mostra “Ricordati del volo, l’uccello è mortale
Amir Sharifpour e Sima Shaffy (Iran)

ex chiesa di San Lorenzo, Comune di Segni

Inaugurazione mostra il 2 settembre H19

+ Giardini del Vescovado H19, Comune di Segni

LA RIVINCITA DEI BIANCHI – degustazione di vini a cura dell’ACE Lazio + concerto ORIGINAL DIXIELAND SEGNI JAZZ BAND

Studio d’Arte Melograno è stato fondato nel 2006 da due artisti Iraniani che risiedono in Italia dal 1998. Sima Shafti e Amir Sharifpour sono una coppia di artisti, lei grafica e pittrice e lui scenografo e scultore. Sima si laurea in comunicazione visiva nel 1996 e Amir si è laureato in scenografia presso la facoltà di arti drammatiche, entrambi all’università di Tehran. Nel 1998 decidono di venire in Italia per completare i loro studi e avere esperienze artistiche. Hanno frequentato l’Accademia di belle Arte di Bologna e si sono diplomati nel 2004, Sima in pittura, corso di prof. Concetto Pozzati e Prof. Rinaldo Navali. La sua esperienza artistica si svolge essenzialmente nell’ambito della Pittura e della Grafica e nei vari linguaggi di arte contemporanea. Amir si è diplomato in scenografia e anche nel “Corso di Arte della Maschera” presso il centro maschere e strutture gestuali di Abano Terme diretto da Donato Sartori. Nel suo percorso professionale e artistico si è dedicato anche alla scultura. Tutte e due sono i vincitori del premio Zucchelli del’accademia di Belle Arti di Bologna per arte visiva nel 2002, 2003 e 2004.

Principali Mostre personali e collettive:

2010, Mostra Collettiva in collaborazione con l’associazione culturale Hallocinema,  all’Isola d’Elba, Portoferraio e Rio nell’Elba 2010, personale in galleria del Carbone, Ferrara. 2009 (Ottobre), collettiva in collaborazione con la galleria del carbone,  in occasione della giornata dell’arte contemporanea, Ferrara. 2009 (Settembre), collettiva in collaborazione con l’associazione culturale ST.Art.47,  nello Studio d’Arte Melograno, Ferrara. 2009 (Luglio), collettiva in associazione culturale C, etra, a Castelbolognese  2009 (Marzo), Sima fa un personale in Palazzo Bellini, Comacchio. 2009, Amir partecipa al VII simposio di scultura in Alabastro”liberalmente”(Volterra) e nel 2008 insieme a un gruppo di artisti organizzano il simposio di scultura in legno a Ferrara. Nel 2007, Sima partecipa a una mostra collettiva nel MLB home galleria a Ferrara e nel 2003, mostra collettiva nella galleria del circolo artistico di Bologna (Art for Art) e nel 2001, collettiva nella galleria comunale d’arte a Cesena. Attualmente risiedono e lavorano nel loro Studio a Ferrara, via della Paglia, 35/A.

http://www.artmelograno.com/

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