Contemporaneateatro's Blog


Domenica 29 agosto
12 agosto 2010, 08:50
Filed under: 29 AGOSTO, MUTA IMAGO, TEATRO DELUXE
  • Ore 19 FACELESS project Teatro Deluxe ex chiesa di San Lorenzo, Segni
  • Ore 21 (a+b)3 Muta imago – piazza Santa Maria, Segni

FACELESS project

Teatro Deluxe – Roma/Ravenna

h19 ex chiesa di San Lorenzo, Segni

Il progetto Faceless nasce dall’esigenza di raccontare il corpo umano e l’enorme potenziale comunicativo che esso reca con sé; come recita il titolo, l’idea è di agire per sottrazione, palesando l’assenza del volto come base per un’indagine sul movimento.

Il viso, con il proprio bagaglio di espressioni e la capacità di attrarre, da solo, l’attenzione di chi osserva, viene dunque celato; rimane il corpo. Questa “interferenza” crea delle figure stranianti. Faceless si propone anche come una riflessione sulle diverse identità che il corpo assume in relazione all’ambiente naturale e culturale in cui agisce. Il centro del progetto è, in estrema sintesi, il conflitto generato dalla giustapposizione del corpo al viso, celato-sostituito di volta in volta da simulacri del nostro esistente: parrucche, maschere, vestiti…

Autori del progetto Faceless sono Claudio Oliva (1978) e Vera Michela Suprani (1980). L’uno si occupa della parte prettamente fotografica, l’altra è interprete e sovrintende la scelta dei costumi.

Teatro Deluxe è un progetto di ricerca artistica che si dedica alla creazione di spettacoli teatrali ed alla sperimentazione video/fotografica. Rinato nel 2008 da Vera Michela Suprani e Claudio Oliva, il binomio opera attualmente fra Roma e Ravenna.

http://www.teatrodeluxe.org

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(a+b)3

Muta imago – Roma

h21 – piazza Santa Maria, Segni

Progetto e regia Claudia Sorace | Drammaturgia/Suono Riccardo Fazi | Cubo Massimo Troncanetti | Vestiti Fiamma Benvignati | Registrazioni audio Federica Giuliano | Con Riccardo Fazi, Claudia Sorace | Produzione Muta Imago 07

Una coppia d’amanti, due figurine felici che si preparano per uscire: mettono il vestito bello, i capelli hanno la piega appena fatta, un giro di perle al collo, le scarpe lucide. Si muovono rapidi, la loro danza si ferma di fronte ad uno specchio, che ne incide i nomi sulle ombre sottili. Poi arriva la guerra. Plinio il Vecchio racconta che la pittura nacque quando una ragazza ricalcò il contorno dell’ombra del suo giovane innamorato sulla parete della sua stanza. Il ragazzo sarebbe partito la mattina successiva, allora lei, la notte, tenendo la lanterna vicino al viso di lui e vedendo proiettarsi un’ombra sul muro, disegnò i contorni della sua ombra. Forse questa storia non continua come la fa continuare Plinio il Vecchio, con il padre della ragazza che realizza un ritratto d’argilla a partire dal disegno della figlia (così, si racconta, nasce la scultura).Forse questa storia continua a partire dal gesto di lei, dal tentativo di trattenere qualcosa che sfugge, che non si può afferrare. Come quando cade un oggetto qualsiasi, e stiamo per afferrarlo, la mano lo sfiora di poco, ma non si riesce a prenderlo, cade. Orfeo sta risalendo un lungo sentiero, silenzioso, scosceso, buio. Euridice lo segue, perché lui ha incantato tutti laggiù, nel regno dei morti, ed è riuscito ad ottenere in dono la possibilità di riprendersi la sua sposa. I due camminano, lui più avanti, non deve guardarla fino al ritorno in superficie, questo è il patto, e lei lo segue a qualche passo di distanza. Orfeo si gira, lei cade indietro, tende le braccia, cerca di abbracciarlo, ma non afferra nulla se non l’inconsistente aria. Euridice torna ombra, corpo senza peso, forse il ricordo di ciò che era stata in terra. Questi due gesti nascono dalla stessa necessità, ma non c’è consolazione in nessuno dei due. L’immagine che rimane sul muro non dà pace quando manca il corpo che l’ha generata. L’ombra ha trasportato il viso di lui sulla parete, ma l’ombra è falsa, inganna e confonde. Euridice abbraccia l’aria, dimenando le braccia, che finiscono per richiudersi su lei stessa. Anche lei vuole trattenere, afferrare, fermare, ma il suo movimento non trova un corpo, continua ad annaspare le braccia nel vuoto senza arrivare a qualcosa che fermi il suo cercare. Questi gesti raccontano l’eterna ricerca di un’assenza e il tentativo di tracciare un confine che possa sancire una presenza. Claudia Sorace

Il gruppo Muta Imago nasce a Roma nel 2004 dall’incontro tra Riccardo Fazi, drammaturgo, Claudia Sorace, regista, Massimo Troncanetti, scenografo. Dal 2006 collabora con l’attore Glen Blackhall. Partendo dalla provocazione della materia il gruppo riflette sulla possibilità di approfondire e dilatare i varchi spaziali e di senso rintracciabili nella realtà. Per far affiorare storie e momenti che permettano di ricostruire un’ unitarietà perduta, quella che si può trovare ancora nell’essere umano.

http://www.mutaimago.com

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